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galleria Elvezia Allari nasce a Schio (VI) nel 1965. Frequenta l'Istituto d'Arte di Nove (Bassano) sezione ceramica; l'affascina tutto ciò che è colore, soprattutto trasformazione, vuole imparare, non con uno spirito tecnico, ma con un atteggiamento bambinesco. Fin da piccola è affascinata dall'odore di trementina che usa il nonno per dipingere e, quando guarda i suoi quadri, si inventa storielle da poter raccontare ai suoi amici di infanzia.
Si qualifica come operatrice di restauro architettonico, pietre ed affresco. Il contattto con la materia, tutto ciò che si può togliere, toccare, esaminare, ripristinare, le dà spunto per inventarsi una sua realtà.
Ammette, anche se può essere banale, che tutto ciò che fà è terapeutico. Immagina già per ogni oggetto che vede o trova per strada, la sua nuova collocazione e quindi una nuova storia personale.
Parte così la sua ricerca, il suo gioco, dalle bottiglie rotte, dai cocci, dagli stracci ai ferri vecchi per creare forme mobili, cinetiche, caleidoscopiche, girevoli, mutanti.
Ecco, l'idea di poter vedere la vita con occhi simili ad un prisma trasparente non le dispiace ...
Non ci sono manuali delle istruzioni per gli oggetti incontrati dappertutto che lei scardina dal significato comune di uso inventandone nuove attitudini. Privilegiati sono i materiali poveri, oggetti da altri abbandonati e ritrovati densi di significati da rivelare.
Tra le sue mani comunissimi pezzi di cose rifiutate risorgono a nuova destinazione attraverso disinvolte metamorfosi. Non esistono più le categorie del nuovo e dell'usato ma tutto si colora di innovazione.
Ecco che il senso dell'utile e dell'inutile perde il netto confine fino a sfumare nel soffio del solo piacere estetico. Ma così pure facendo la strada inversa elvezia camuffa forme prestabilite in nuove possibilità inventando oggetti al limite del verosimile sperimentando materiali impensabili in questa riscoperta versatilità.
Elenì Kaziki 2000